SICILIA ANNO 2020, “SOCIETA’ DEL RICICLO” O PERENNE “MUNNIZZARU”?

Posted at 24 febbraio 2015 | By : | Categories : Cultura,Raccolta Differenziata,Riciclo creativo | 0 Comment

Più o meno quattrocento anni fa, Tommaso Campanella, filosofo terrone, scriveva “La città del sole”, il sogno di una città ideale dove il vivere comune era fondato su un ordine estremamente razionale e tutto funzionava alla perfezione.

Oggi invece si parla di “società del riciclo”, l’aspirazione di un’Europa adulta e responsabile in cui la raccolta differenziata dovrebbe diventare un valore acquisito per ogni cittadino.

Ovviamente Campanella, nella sua città ideale, non poteva neanche immaginare che la spazzatura si dovesse porre come questione su cui riflettere, nella sua epoca non c’era l’emergenza rifiuti e i territori non erano suddivisi in Ato o Srr; ma oggi il tema è giustamente sublimato e diventa parametro eloquente del grado di civiltà dei popoli. E tale parametro eloquente dice che la Sicilia, nell’Anno Domini 2015, non riesce a staccarsi dal 10% di raccolta differenziata.

Livelli talmente stracciati che viene molto difficile pensare che da qui a cinque anni, come prospetta il Conai, si possano raggiungere livelli di almeno il 40%. Non a caso, nello studio presentato qualche mese fa a Rimini, il Consorzio Nazionale Imballaggi presentava due ipotesi, la prima dichiaratamente “utopica”, con il Sud del paese al 50% di differenziata al pari di Centro e Nord, la seconda più prudente con una media nazionale del 50% e le regioni del mezzogiorno intorno al 40.

Il guaio è che all’interno della problematica macroarea meridionale, la regione più problematica è proprio la Sicilia, alle prese con il “caos calmo” di una riforma che dovrebbe assicurare, comune per comune, il tanto sospirato lancio definitivo della raccolta differenziata “porta a porta”, unico sistema provato in grado di migliorare realmente le prestazioni del riciclo urbano. Attualmente lo scenario è come si dice in questi casi a macchia di leopardo, o meglio di gattopardo, con situazioni in cui si arriva a sfiorare l’80%, in certe piccole realtà, e casi opposti di segnale piatto, dove la differenziata è davvero un’utopia.

Nonostante ciò, le stime del Conai ci mettono di fronte a uno scenario dal quale non si può distogliere lo sguardo. Il riciclo entro il 2020 potrebbe diventare un’asse portante dell’economia del paese, creando circa novantamila posti di lavoro e contribuendo a migliorare i bilanci degli enti locali. Con margini di crescita molto più marcati al Sud, proprio perché oggi in questa area ci si trova molto più indietro. La politica soprattutto si deve assumere la responsabilità di intercettare questa enorme e concreta opportunità, altro che utopia.

 Il problema è che a crederci ci credono tutti, perché chiunque provasse a mettere in dubbio la logica del riciclo verrebbe giustamente preso per pazzo, tutti ci credono e intanto siamo ancora messi peggio dell’Europa dell’Est. Come biasimare allora gli incalliti pessimisti che perseverano a soffermarsi su dettagli ancora troppo “attuali” in Sicilia, degni delle più grottesche rappresentazioni infernali del pittore Hieronymus Bosch: bifolchi che appiccano il fuoco alle tende in polietilene appena scese; individui panciuti che abbandonano materassi e frigoriferi sul ciglio della strada; oppure quelli che se c’è l’emergenza delle discariche piene optano per l’incenerimento, nel senso che danno alle fiamme i cassonetti; api piaggio che ondeggiano soverchiate da masse sproporzionate di cartoni… Cose così, cose che i turisti tedeschi o giapponesi fotografano, impazienti di condividere su Facebook la bizzarria che hanno visto a Palermo.

In tutto questo pandemonio rimane essenziale non mollare la presa, continuare a mettere di fronte a chi di dovere l’evidenza delle cose, l’imbarazzante spreco che ogni giorno continua a consumarsi, per ogni chilo di materiale che potrebbe ma non viene riciclato.

La gente, le famiglie devono sapere, non è vero che in Sicilia siamo irreversibilmente condannati all’arretratezza, abbiamo il diritto e il dovere di reagire e pretendere che almeno le questioni più incredibilmente evidenti siano trattate con l’urgenza che meritano.

 Tra la chimera della “società del riciclo” e l’immondezzaio sregolato, in fin dei conti, un giusto mezzo ce la possiamo fare a trovarlo, no?

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