SOCIETA’ DEL RICICLO O RICICLO DELLA SOCIETA’?

Posted at 9 giugno 2014 | By : | Categories : Cultura,Raccolta Differenziata,Riciclo creativo | 0 Comment

Qualche settimana fa abbiamo ospitato nel nostro stabilimento, per due giorni consecutivi, i bambini della scuola “Falcone-Borsellino” di Favara.

E’ stato un primo confronto con il mondo della scuola, molto importante, almeno quanto l’inaugurazione ufficiale. Quando i ragazzi sono entrati nel nostro capannone sono subito stati attirati dalla grande scritta che compare sul muro di fianco. Abbiamo spiegato loro che la scrisse un nostro mitico conterraneo, come è facile intuire dal nome: Empedocle di Agrigento. Questo misterioso e straordinario pensatore aveva colto più di duemila anni fa uno dei principi essenziali che oggi danno senso al riciclo. Grossomodo Empedocle diceva che nell’universo le cose non nascono dal nulla e non si dissolvono nel nulla. Ci sono semplicemente degli elementi che si uniscono e si separano dando origine alle cose. Buttare via le cose non vuol dire farle sparire nel nulla, tanto vale allora scegliere di riutilizzarle, o riciclarle.

Dopo questa parentesi narrativa, abbiamo accompagnato i bambini a scoprire il nostro impianto, abbiamo fatto indossare loro le mascherine e i guanti e li abbiamo fatti giocare a selezionare i materiali. Perché ci piace pensare alla Ecoface come a una “casa del riciclo”. Un luogo in cui le porte si aprono, dove si lavora senza soluzione di continuità sia per il bene dell’azienda che per quello del contesto sociale.

Per costruire un discorso sulla raccolta differenziata è necessario considerare qual’è la nostra idea di società. Come siciliani siamo parte dell’Europa, un’Europa che promuove con decisione un modello: quello della cosiddetta “società del riciclo”. Una società in cui i popoli avvertono senza incertezze la responsabilità di tutelare l’ambiente, anche prendendosi cura dei propri rifiuti. Una società che prende coscienza dei propri limiti e soprattutto di quelli delle risorse naturali. Una società che trasforma i rifiuti da costo a risorsa.

Ci siamo chiesti se prima di poter dire di puntare alla “società del riciclo”, però, non sia il caso di affrontare un’altra questione, forse un po’ scomoda: quella di un necessario “riciclo” della nostra società. Dove riciclo vuol dire cambiamento, ma non rottamando il passato, bensì raccogliendone l’eredità più sana e preziosa.

Oggi i sindaci e gli assessori dei nostri Comuni hanno un’opportunità storica, che è fissata dalla legge. Bisogna cambiare passo con la raccolta differenziata, perché non possiamo più rimandare gli obblighi imposti dalla Comunità Europea, ma soprattutto perché a chiederlo sono i cittadini, che sanno quanto potrebbe incidere una seria politica del riciclo sulla pressione delle tasse.

L’idea di riciclo è una metafora. Quando da noi arriva un camion di plastica, la prima cosa che facciamo è canalizzarla attraverso un macchinario che si chiama vaglio. Un grande setaccio meccanico in cui i mucchi di materiale vengono scossi lasciando cadere la cosiddetta frazione estranea.

Prima di compiere un riciclo, bisogna setacciare la frazione estranea. Altrimenti non c’è trasformazione.

E’ un’immagine che possiamo sovrapporre alla nostra società. Chi fa impresa in modo pulito, chi fa politica onestamente, chi nella vita non rinuncia ai propri valori è il vaglio della società, una forza capace di eliminare la frazione estranea, che è la politica corrotta, la mafia. Che è un modo di pensare che deve abbandonarci, come quello di dare il nostro voto sulla scia di una promessa, di giustificare qualsiasi mezzo pur di ottenere benefici e scopi personali.

La nostra è anche un’idea di Sicilia, una Sicilia in cui ci si dà da fare e si torna ad avere fiducia nella classe dirigente, in cui non si deve avere paura di costruire un’azienda, in cui viene restituito ai giovani il diritto al futuro. Chi cresce in Sicilia, deve rimanere e fare crescere la Sicilia. E’ per questo che bisogna sostenere chi vuole fare impresa, specie nel segno dell’innovazione e della sostenibilità.

Noi non siamo ovviamente gli unici giovani che hanno voglia di fare e si mettono in gioco. Come noi ci sono tanti altri giovani che hanno idee brillanti, magari migliori di quella che abbiamo avuto noi, che hanno bisogno di sostegno e di fiducia, che meritano credito.

 Noi crediamo in maniera straordinaria nella condivisione delle idee attraverso internet, questo per noi vuol dire essere anche pronti a metterci in discussione, a prenderci meno sul serio, anche con un po’ di sana autoironia.

Alla fine del nostro incontro con i bambini di Favara, stavamo spiegando come usiamo il nostro autocompattatore per andare a ritirare gli imballaggi dai supermercati. A un certo punto un bambino alza la mano e dice: “Scusi, ma allora anche voi inquinate!”. Sul momento siamo rimasti un po’ spiazzati ma poi con un sorriso abbiamo ammesso che in effetti quando giriamo con l’autocompattatore anche noi inquiniamo, ma che fino a quando non inventeranno il camion elettrico saremo costretti a provvedere in questo modo.

E’ importante aprirsi alla condivisione e al contatto, perché è un modo per imparare ogni giorno, prestando attenzione a cose che possono sembrare banali a noi, ma che per un’altra persona sono importanti. Ci piacerebbe che questo atteggiamento possa essere almeno in parte condiviso da chi governa e amministra.

Se possiamo tornare ad essere orgogliosi della nostra terra, possiamo sperare che quei bambini che oggi sono venuti a visitare il nostro impianto tra vent’anni saranno ancora qui in Sicilia a produrre, nel posto in cui sono nati, vicino alle loro famiglie e ai loro amici.

In fondo non è così difficile trovare motivi di orgoglio nell’essere siciliani. Dovunque posiamo lo sguardo la storia ci viene incontro. Siamo al centro del Mediterraneo e abbiamo tutte le credenziali per diventare una delle regioni più in salute d’Europa. Siamo un popolo che ha forze giovani, che ha voglia di fare e possiede le capacità per fare.

Siamo industriosi e, se occorre, sappiamo anche inventarci il lavoro, se solo ce ne viene data la possibilità. In fondo, non sarà del tutto casuale che Efesto, il dio greco del fuoco e della tecnica, abita proprio qui in Sicilia, nelle profondità dell’Etna.

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